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venerdi 3 settembre - ore 21.00

Paese situato in provincia di Alessandria, si sviluppa su di una superficie di 1.330 ettari ed ha una popolazione, censita al 31.12.2004, di 1.381 abitanti di cui 686 maschi e 695 femmine; l’altitudine va da un minimo di 100 metri ad un massimo di 241 metri sul livello del mare.
L’abitato si estende tra pianura e collina a metà strada circa fra la provinciale Alessandria-Casale Monferrato ex S.S. 31 del Monferrato; il territorio del Comune è confinante con i comuni di Occimiano, Giarole, Valenza, San Salvatore M.to, Lu M.to e Conzano.

La storia:
Il nome Mirabello deriva da mirus (posto elevato) , ber acqua, ello suffisso celtico, quindi posto elevato sulle acque. Con tale nome i Celti, stanziati nella vicina valle Grana (Grana in celtico significa splendente) chiamarono il villaggio che essi avevano costruito, probabilmente nel terzo secolo a.C., sugli ariosi versanti di uno dei due speroni di roccia e argilla, la Ru ( l'altro è il Recinto) circondati dalle acque del Rio Garavalde e del Rio Campostrina e su cui si innalza ancora oggi gran parte dell' abitato comunale. Dopo i Celti vennero i Romani con cinque secoli di colonizzazione. Ne sono testimonianza gli interessanti reperti archeologici del vicus Medilianus e di una mansio sulla strada Fulvia, ai confini del paese. Quando l'impero d'occidente decade, in Valle Grana si afferma il Cristianesimo. La Pieve di San Giovanni in Medigliano, ad ovest del paese, ne è importante centro di diffusione e punto di riferimento religioso e sociale dei mirabellesi. Nel corso dell'Alto Medio Evo, gli abitanti di Mirabello saranno sottomessi alla diocesi d'Asti prima e poi a quella di Vercelli e di Casale. II passaggio devastante dei barbari provocò miseria e desolazione sul primo insediamanto, la Ru, al quale erano stati aggregati nuovi terreni. Arrivarono i Longobardi che lasciarono segni di buon governo e tracce toponomastiche.
Passarono i feudatari : primi, i Marchesi Del Bosco, Signori di Mirabello, un ramo degli Alerami, che fecero cintare di spesse e alte mura il Recinto, l'altro sperone sul territorio, e ne fecero il Recetto a difesa della gente e dei suoi poveri beni. Poi, gli amici e i nemici del Barbarossa. le guerra tra Casale e Alessandria, i Visconti, i Guelfi e i Ghibellini, Spagnoli e Francesi : tutti quanti depredando, deturpando, perpetuando ingiustizie e deportando giovani uomini da asservire ai loro condottieri. Nel 1431 il paese fu messo a sacco dalle milizie capitanate da Francesco Sforza che si portò prigionieri a Milano una cinquantina di "paesani" che non fecero più ritorno. Così come tanti altri intruppati in eserciti invasori e quelli morti nelle guerre napoleoniche. Scomparsi gli Aleramici il territorio diventò feudo dei Marchesi Dalla Valle di Lu che, sulle fortificazioni del Recinto, edificarono il castello di cui oggi nulla rimane. Vi tennero giurisdizione feudale i Gambera di Casale con titolo comitale (1499), i Solaro (1661) ed i Montagnini di Trino. Con il trattato di Utrecht del 1713, Mirabello passò ai Savoia. Due documenti sono particolarmente importanti per la storia di Mirabello: il Codice degli Statuti datato 25 aprile 1463 confermato dai Paleologi e dai Gonzaga ed il Codice dei Catasti di Mirabello. Dopo quello di Chieri e di Moncalieri è il più antico del Piemonte. E' inedito.


Il panorama visto da ponente.
Il campanile della chiesa di San Sebastiano eretta nel 1562 e a sinistra il campanile della chiesa Parrocchiale San Vincenzo costruita nel 1562. A lato l’ex collegio dei Salesiani che ha avuto Don Pietro Ricaldone come Rettore Maggiore dal 1932 al 1951; gli è stato dedicato un monumento, ubicato dietro al municipio, a ricordo del suo alto valore morale e religioso. Altra figura di spicco è stata quella del Prof. On. Giovanni SISTO: deputato per 2 legislature, Presidente della Provincia di Alessandria, Sindaco di Mirabello dal 1970 al 1975, e ricordato nel 2004 per la decennale scomparsa nel 1994. Dal punto di vista dell’aggregazione sociale ci sono poi molte realtà che possono coinvolgere chiunque desideri attivarsi nel volontariato, come: la Biblioteca Comunale , la Bocciofila , la Casa di Riposo per Anziani , il Gruppo Sportivo Mirabello Calcio (Giovani e Adulti) , l’Oratorio , il Gruppo Alpini , l’Associazione Cacciatori che organizza anche alcune gare di tiro a volo. E questo grazie anche all’amministrazione comunale, guidata dal Sindaco Marco DEMARTINI, che, compatibilmente col bilancio, contribuisce alla riuscita delle varie iniziative delle Associazioni e Gruppi; in occasione poi del raduno del nostro club mette a disposizione la piazza del paese, come si vede dalla foto.


Il Monferrato
Aleramo cavalcò senza sosta per tre giorni e tre notti, perché tutto il territorio che sarebbe riuscito a percorrere e "marchiare" con la sua presenza, in quel limite di tempo, gli sarebbe stato assegnato in proprietà e governo. Così stabilì nella primavera del 967 l' imperatore Ottone I, a Ravenna, dove si era accampato con il suo esercito dopo aver piegato la ribelle Brescia, grazie al coraggio e al valore di Aleramo, subito insignito del titolo di marchese. La leggendaria cavalcata di Aleramo demarcò una terra che sarebbe diventata una stupenda “subregione” del Piemonte forte e insieme dolcissima, di colline, di paesaggi e ambienti continuamente mutevoli. Quella terra aspra e gentile cantata dal Carducci "esultante di castella e vigne suol d' Aleramo", dalla riva destra del Po arriva all'Appennino verso il mare della Liguria, si apre nella pianura torinese e in quella alessandrina o si estende su altre colline di Langa e Roero, già così diverse di carattere, di sapori, di atmosfere. Il suo nome deriva da "mun' "e "frhà' " che nel volgare monferrino significano rispettivamente mattone e ferrato, poiché si racconta che Aleramo volle, prima della gran corsa, ferrare il cavallo e che non trovando gli strumenti adatti, adoperò un mattone; da qui Monferrato. Etimologia fantasiosa di storici ottocenteschi, ma in sintonia con la leggenda. Decine di altre interpretazioni e spiegazioni cercate nel corso dei secoli sono state date per spiegare la denominazione di Monferrato: da "Mons ferratus" (monte o, piuttosto, sistema collinare fortificato) a "Mons ferax" (terra ricca di messi e di frutti. Difficile individuare con precisione i confini di questa terra, soprattutto per ragioni storico-politiche: il limite nord del Monferrato è segnato dall' arco che il corso del Po compie fra Gassino-Chivasso e Valenza, staccando nettamente il sistema collinare dalla pianura; a sud, verso le Langhe, il confine diventa più impreciso, ma potrebbe essere segnato da una linea irregolare e molto articolata che divide le province di Asti e di Cuneo, includendo alcuni centri importanti (ad esempio, Castagnole Lanze, Canelli), ed escludendone altri come Neive, Castiglione Tinella, Santo Stefano Belbo; il limite a ovest arriva alla pianura di Chieri, il pianalto di Poirino e l'Oltretanaro albere; a est è segnato con qualche approssimazione dalla Bormida e dalla pianura alessandrina.
Questo a grandi linee il suo territorio che, nella parte sud-orientale, secondo alcuni si dilaterebbe sino a comprendere ampi territori acquesi e anche ovadesi.
Altresì incerta la suddivisione interna di questa splendida terra. Si parla infatti di Basso Monferrato Casalese, seguito dal Basso Monferrato Astigiano, poi dall' Alto Monferrato Astigiano e infine dall'Alto Monferrato Acquese. Altri riducono a tre le zone; Alto Monferrato, Monferrato Astigiano e Monferrato Casalese o Basso Monferato. Oggi si preferisce per semplicità dividere il Monferrato in due zone, usando come fittizia linea di demarcazione la depressione creata dall'insenatura di Villafranca d' Asti, dal basso corso del torrente Borbone e dalla parte inferiore della Valle del Tanaro. Relativamente recente la sua nascita geologica. Le sue terre emersero dal fondo del mare Adriatico che copriva gran parte dell’attule pianura padana e le cui acque si ritirarono gradualmente nei millenni, innescando processi di erosione e deposito sino all'attuale aspetto. A conferma di questo si richiama la ricchissima presenza di fossili delle colline e valli astigiane (la Valle Andona è area protetta e parco naturale proprio per l'alta presenza di fossili) e, soprattutto nelle abitazioni e negli edifici antichi, i blocchi di tufo tagliati nei depositi e utilizzati nelle costruzioni mostrano, visibile ad occhio nudo, la forte presenza di fossili. Ma il Monferrato presenta anche una ricchissima varietà di orizzonti e di panorami, di ambienti e di coltivazioni.
La sua altitudine massima raggiunge i 700 metri (con una media di 350 metri), pur con un panorama formato da colline ondulate e piatte, piccole deliziose valli, e con un sistema oro-idrografico complesso, apparentemente disordinato ma sicuramente romantico ed affascinante. Il Monferrato ha una straordinaria varietà di vigneti, fra le colline che formano una fitta geometria dominate a volte da una torre, da un castello o da una solitaria cappella romanica e altre colline verso sud che vanno chiudendosi in paesaggi più aspri e severi con le vigne che lasciano sempre più spazio al bosco. Diversità che demarcano sì la varietà di paesaggi, ma anche di terreno che muta da zona a zona, da collina a collina cambiando colore e composizione chimica.
I depositari di questi segreti sono i viticoltori e gli agricoltori che su esperienze pratiche maturate nei secoli variando le coltivazioni, selezionando vitigni specifici caratteristici per zona, hanno raggiunto quella maestria che fa nascere da questa terra prodotti unici per gusto e qualità. Essi ci insegnano che le "terre bianche" (di composizione calcareo-marnosa), non sono indicate per le colture erbacee, ma sono ideali per la coltura di viti che producono vini "forti", soprattutto rossi, ricchi di corpo e di colore. Hanno imparato che le "terre rosse" (composte di limo e argilla), che si impastano come la creta sotto la pioggia, possono essere coltivate a cereali, ma soprattutto sono adatte ai vini, soprattutto quelli bianchi. E poi le "terre sabbiose", difficili da coltivare, trattengono poco l’acqua che scorre via veloce ma producono vini delicati, nobilissimi rossi.
Infine le "terre grasse", quelle alluvionali di fondo valle, per canneti e prati verdissimi. Ma il Monferrato è anche molto altro…venite a trovarci, vi racconteremo altri segreti di questa terra, ma soprattutto potrete ammirare voi stessi la meraviglia dei nostri paesaggi. A presto, vi aspettiamo.

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